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Madonna del Piano, storia della statua lignea e della festa del 5 agosto

Monumento o complesso monumentale - Monumento

Approfondimento sulla statua lignea della Madonna del Piano, sulla leggenda del suo ritrovamento e sulle tradizioni della festa del 5 agosto, tra scigli, gregne, Pacchiani, Pacchianelle e danza del falcetto.


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Descrizione

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Madonna del Piano, storia della statua lignea e della festa del 5 agosto

La Madonna del Piano rappresenta una delle devozioni più sentite della comunità di Episcopia. Al centro di questa tradizione si trova la venerata statua lignea, databile, sulla base dei suoi tratti artistici, tra il XV e il XVI secolo.

La statua è scolpita in un unico blocco di legno, decorata con colori tenui e impreziosita da un manto finemente lavorato e trapunto di stelle. Nel corso del tempo è stata sottoposta a diversi restauri, necessari a garantirne la conservazione e a preservarne il valore religioso, artistico e identitario.

Durante l’anno la Madonna conserva un aspetto semplice e raccolto, ma in occasione della festa del Carmine e fino al termine delle feste agostane viene adornata in modo solenne con una candida veste e con monili d’oro. Questi ornamenti sono frutto della devozione della comunità degli emigranti episcopioti del Venezuela e furono portati in patria dalla signora Rosa Mileo nel 1953.

Di particolare valore devozionale sono anche le corone della Madonna e del Bambinello, donate nel 1876 da Iannarelli Marianna e Del Duca Giosuè. Le corone sono state benedette da Papa Francesco nel corso dell’udienza pubblica del 6 dicembre 2017, alla quale presero parte numerosi cittadini di Episcopia.

La leggenda del ritrovamento

La notorietà della statua è legata a un fatto tramandato dalla tradizione come miracoloso. Secondo il racconto popolare, durante il periodo della mietitura, in un anno non precisato ma convenzionalmente collocato nel XVI secolo, un gruppo di contadini rinvenne la statua all’interno di una grande quercia cava.

Il ritrovamento suscitò stupore e devozione: i contadini interruppero il lavoro nei campi e gridarono al miracolo. La leggenda viene collegata al periodo di crisi del dominio dei Sanseverino, alla fine del XV secolo, quando l’incertezza sul futuro del feudo di Episcopia e il timore di nuove contese avrebbero spinto la popolazione o i monaci del Monastero di Santa Maria del Piano a nascondere la statua per proteggerla.

Secondo questa interpretazione, l’occultamento della statua nella quercia cava potrebbe risalire al 1486, anno in cui i Sanseverino persero il possedimento di Episcopia. Non è noto per quanto tempo la statua rimase nascosta, ma il suo ritrovamento segnò profondamente la memoria religiosa del paese.

Il ritorno in paese e il grano della festa

Dopo il ritrovamento, i contadini avrebbero raccolto il grano in grandi fasci, portandolo in paese in segno di festa e ringraziamento. Le donne lo trasportavano sul capo, mentre gli uomini lo sistemavano su strutture di legno sorrette sulle spalle.

Da questo episodio avrebbe avuto origine la tradizione degli scigli e delle gregne, ancora oggi protagonisti della festa. Gli scigli sono strutture di legno cariche di spighe di grano intrecciate, portate da due persone; le gregne, invece, sono composizioni simili che vengono trasportate con abilità in equilibrio sul capo.

La preparazione avviene ancora manualmente, con mazzi di 9 o 12 spighe, raccolte secondo la tradizione con le antiche falci. Questo momento collettivo, che si svolge agli inizi di agosto, rinnova ogni anno il legame tra fede, lavoro agricolo e memoria comunitaria.

La danza del falcetto

Un altro elemento caratteristico della festa è la cosiddetta danza del falcetto. Secondo la tradizione, dopo il ritrovamento della statua, i contadini cominciarono a danzare brandendo le falci in segno di gioia e venerazione.

Il gesto potrebbe avere anche un significato più antico e conflittuale. Il luogo del ritrovamento si trovava infatti nei pressi dei confini naturali di Episcopia con i territori di Latronico e Carbone. È possibile che alla mietitura partecipassero anche gruppi di contadini provenienti dai paesi vicini e che questi rivendicassero la scoperta della statua. In questo contesto, i contadini episcopioti avrebbero reagito impugnando le falci, forse anche scontrandosi con gli altri mietitori, fino a ottenere il diritto di portare la Madonna nel proprio paese.

I partecipanti alla danza sono chiamati Giocatori. In origine utilizzavano vere falci, poi sostituite da falci in legno, mantenendo vivo il valore simbolico del gesto.

Pacchiani e Pacchianelle

La festa della Madonna del Piano è legata anche alla presenza dei Pacchiani e delle Pacchianelle, uomini e donne che indossano il costume tradizionale.

Gli uomini portano gilet nero, pantaloni alla zuava neri, camicia bianca, calzettoni spessi di lana, calzature nere di cuoio, fascia ai fianchi, foulard rosso al collo e cappello di paglia con fascia rossa.

Le donne indossano un’ampia gonna nera, un piccolo grembiule il cui colore varia a seconda dello stato civile, una camicia bianca con collo in pizzo sangallo, bustino e manicotti in tessuto moiré, oltre a un foulard bianco sul capo.

Questi abiti tradizionali sono parte integrante della festa e contribuiscono a conservarne il valore identitario, restituendo l’immagine di una comunità che attraverso il rito rinnova la propria storia.

Una tradizione riconosciuta nel tempo

L’importanza della festa è testimoniata anche dai cinegiornali realizzati dall’Istituto Luce durante il Ventennio, per iniziativa del Podestà Aldo Guerriero. Nel 1929 venne documentata la Sagra del Grano, mentre nel 1932 fu realizzato un cinegiornale dedicato alla Festa di Santa Maria del Piano vicino Potenza.

Questi documenti consentono ancora oggi di osservare i dettagli dei costumi tradizionali, la partecipazione popolare e la forza scenografica del rito, confermando il valore storico e culturale della celebrazione.

La festa del 5 agosto

Fino all’inizio del XIX secolo la festa si celebrava il 2 luglio. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la data venne spostata al 5 agosto, giorno in cui ancora oggi la comunità celebra la Madonna del Piano.

La festa conserva un significato profondo: è insieme rito religioso, memoria agricola, racconto leggendario e patrimonio identitario. La statua lignea, gli scigli, le gregne, i costumi tradizionali e la danza del falcetto continuano a raccontare una devozione secolare, capace di unire fede, storia e appartenenza comunitaria.

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CAP: 85033

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